DROLARIE E FARIBOLADE AN PIEMONTEIS

Oltre 400 barzellette e freddure per gustare fino in fondo l'umorismo in lingua piemontese

CollanaNovità
Num. Pagine250
Prezzoeuro 18,9
Confezione
Anno Stampa2014
Ristampa
Num. Fotografie18
Fotografo


Lingua


Italiano


Lingue disponibili


Autore


Piero Abrate
Pino Perrone


ISBN


978-88-6406-071-2

DROLARIE E FARIBOLADE AN PIEMONTEIS Oltre 400 barzellette e freddure per gustare fino in fondo l'umorismo in lingua piemontese

descrizione

“Drolarìe e faribolade en piemontèis” non è solo un florilegio ben assortito di divertentissime barzellette in piemontese (con tanto di traduzione in italiano) che farebbero ridere un morto, ma una vera antologia di situation comedies, di contesti paradossali, grotteschi, che sono lo specchio della cultura di un popolo, la sintesi di un modo di pensare e di comportarsi tipicamente piemontesi, e non solo nei momenti più allegri e divertenti dell’esistenza, ma anche - e forse soprattutto - in quelli più drammatici e tragici. Abrate e Perrone hanno selezionato più di 400 barzellette in lingua piemontese: molte sono quelle che fanno morir dal ridere, prima ancora di aver finito di leggerle. Altre hanno un taglio più freddino, direi un po’ sullo stile delle freddure anglosassoni, ma spesso sono proprio queste, alla fine, che lasciano il segno, perché l’humor piemontese è così: sottile, pungente, con quel piccolo tocco di malizia che pur non facendo male né alle ossa né alla pelle, può talora lasciare un segno marcato nell’anima. Ma l’impresa di Abrate e Perrone, oltre ad essere encomiabile per la portata culturale, è non di meno ammirevole sotto l’aspetto storico, perché sintetizza un repertorio plurisecolare di comicità subalpina. La tradizione della “faribolada” piemontese (d’effetto, ma sempre “gentile”, con quella piacevole punta d’ironia e di distacco dalle cose del mondo, che la rende unica) è molto antica e le sue radici si perdono nei racconti delle veglie dei nostri vecchi, nei teatrini delle marionette, nei frizzi e lazzi e nell’ironia di Gianduja, nelle commedie di Bersezio, e così via, fino ai palcoscenici degli avanspettacoli di Mario Ferrero, Casaleggio, Artuffo, o alle riviste di Macario (il cui stile comico ha ispirato anche altri artisti non proprio piemontesi, come Bramieri, Campanini e Dapporto), o delle pièces teatrali di Giorgio Molino, di Mario Brusa, di Faletti e della Fumero, fino ad arrivare al nuovo surreale cabaret di Marco e Mauro e alle gags dei Tre Lilo. C’è poi un altro aspetto che rende ancor più originale e prezioso questo libro: la ripartizione delle barzellette in una ventina di capitoli, divisi per tema e argomenti comuni. Dalla salute al lavoro; dai viaggi alla vita di caserma; dalla scuola allo sport; dall’amicizia all’amore, alle corna e alla vendetta. Ce n’è per tutti i gusti. Basta solo scegliere, e comunque non ci si sbaglia mai. Insomma: un libro che consente a tutti, proprio a tutti, di farsi - una volta tanto - un po’ di buon sangue, di cui peraltro abbiamo davvero tanto bisogno. Un libro per ridere “alla piemontese”, con quel garbo che è prerogativa della nostra cultura e della nostra lingua, senza mai esagerare con la volgarità e con le parolacce.
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